Il contenimento spesa pubblica regionale e la sua revisione

di
Gaetano Armao

La debole situazione economica regionale nel contesto della congiuntura economica nazionale ed europea (per il nostro Paese “il 2012 non potrà che essere un anno di recessione per le incertezze finanziarie e le drastiche pur se indispensabili misure di correzione del bilancio pubblico”), risulta appesantita dai gravi limiti imposti dallo Stato alla Regione siciliana.
Delle difficoltà dell’Isola non si e’ tenuto conto nella determinazione dei tagli decisi dal Governo nazionale che ha ripartito il contributo richiesto alle Regioni sulla base di un mero calcolo aritmetico, senza tenere in adeguato conto le diversità economiche e sociali delle realtà territoriali, con ciò penalizzando fortemente la Sicilia”.
A confermare tale tesi si richiama l’attenzione sull’ultimo rapporto della Banca d’Italia che ha evidenziato ‘come la crescita delle Regioni meridionali sia stata inferiore agli obiettivi che le politiche regionali si erano posti, permane l’interrogativo se la responsabilità del mancato conseguimento degli obiettivi di crescita (….)in Sicilia, sia da attribuire solo alle politiche regionali e non anche condizionato dalle politiche nazionali”.
Negli ultimi anni (e, in particolar modo, nel triennio 2010/2012) la Regione ha adottato una politica di bilancio rigorosa, dettata da una forte disciplina che ha consentito una riduzione della spesa corrente riconducendola al livello del 2000.
Sono stati conseguiti risultati attraverso riforme strutturali nei settori della sanità, dei rifiuti, della formazione, dell’organizzazione amministrativa (drastica riduzione apparati), della razionalizzazione delle società partecipate (da 34 a 14), della gestione della quiescenza (istituzione del fondo pensioni).
Vanno, inoltre, evidenziate altre importanti misure: l’adesione della Sicilia (unica Regione a statuto speciale) alla sperimentazione del nuovo bilancio europeo; la regolazione ed applicazione della spending review; l’applicazione, ancor prima dello Stato, del contenimento della spesa degli enti e delle società partecipate (prevedendo tetto al numero ed agli emolumenti di amministratori e dirigenti – ci sta provando adesso anche lo Stato con il Commissario Bondi – la riduzione di organici e apparati di governo, tetto a numero e remunerazioni di consulenze, riduzione auto e spese istituzionali); l’introduzione del sistema di monitoraggio sul fabbisogno finanziario e rinegoziazione dei contratti derivati (unica regione del Mezzogiorno) e (su proposta in commissione Bilancio) la soppressione del privilegio della legge 104 ‘alla siciliana’.
Molte misure sono state adottate tra l’estate e l’autunno 2011, con impatto limitato in quell’anno ed i cui effetti potranno vedersi in pieno solo nel corso del presente esercizio finanziario.
Certo non può tacersi che molte altre misure di riequilibrio finanziario e forte compressione della spesa – che il Governo regionale ha più volte proposto hanno trovato le fortissime spinte contrarie di interessi corporativi e di gruppi alla ricerca di rendite di posizione, circostanza questa recentemente stigmatizzata dalla Corte dei Conti con le parole conclusive del suo Presidente in occasione della parifica del Rendiconto della Regione per l’anno 2011.
La spending review, che abbiamo regolato ed applicato per primi tra le regioni, ha già prodotto i primi effetti sulle spese per trasporti (quasi 350 milioni) ridotte drasticamente per razionalizzare un settore dove i trasferimenti erano cresciuti, in alcuni casi, di quasi il 300%. Adesso va estesa a tutto il bilancio.
Ma non ci sono soluzioni alternative, occorre procedere al contenimento di spese di una Regione che per decenni ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità.
Nelle considerazioni della Corte dei Conti in occasione della recente parifica risulta poi confermata la linea del confronto aperto dal Governo regionale con il Governo nazionale sull’autonomia finanziaria ed il rafforzamento del riequilibrio finanziario.
Non si tratta di una proposta di tutoraggio statale, ma solo il rafforzamento di un percorso di confronto già intrapreso dal Governo regionale su iniziativa del Presidente.
Da qualche settimana – e dopo oltre quaranta anni di inerzie – e’ già insediato il tavolo di confronto sull’autonomia finanziaria regionale ed il federalismo fiscale che redigerà anche il patto per il consolidamento del riequilibrio finanziario
Per quanto riguarda gli equilibri di bilancio va ricordato che essi sono pesantemente influenzati da:
• l’andamento negativo della economia che ha determinato, tra l’altro, una pesante contrazione delle entrate del bilancio della Regione,
• la difficoltà di ulteriore contenimento della spesa per via delle rigidità della stessa legate ad obblighi contrattuali e ai costi del personale ed alle scelte delle precedenti legislature.
Altre rilevanti cause di criticità sono derivate da:
• le ingenti anticipazioni regionali sulle misure FAS che lo Stato non ha finanziato (circa 700 mln),
• le anticipazioni ai comuni connesse all’emergenza finanziaria e sanitaria del settore rifiuti (sono stati rilevati debiti di questi verso gli ATO per oltre 1mld),
• il mancato trasferimento di circa 700 mln del cofinanziamento sanitario, nonostante il raggiungimento degli obiettivi di riequilibrio del settore in Sicilia,
• l’omessa attuazione delle assegnazioni di gettito connesse al federalismo fiscale (riconosciuti invece alle Regioni a statuto speciale del nord), a fronte delle riduzioni già poste in essere dei trasferimenti verso la Regione e gli enti locali siciliani (oltre 1,5 mld),
• l’aumento della spesa per investimenti di compartecipazione alla spesa europea per accrescere gli impieghi di fondi comunitari.
Il debito, che raggiunge quota 5,3 miliardi – di dimensioni sostenibili per una Regione ha un bilancio da 27 miliardi – in gran parte si e’ formato nelle precedenti gestioni di governo ed e’ sottoposto ad una gestione attiva e monitoraggio (si veda il periodico Bollettino sul fabbisogno finanziario regionale).
Il mutuo da 2,5 md stipulato nell’ottobre 2008 ha riguardato i debiti del settore sanitario del periodo 2000-2007, sicché sull’intero stock di debito questa legislatura ha influito per circa 1,5 md, mentre la restante parte (oltre il 75%) e’ relativa ad indebitamento generato dalle precedenti.
Va, poi, ricordato che la natura delle controparti del debito a carico della Regione e’ istituzionale essendo rappresentata per circa il 96% dal Ministero dell’Economia e le Finanze, Cassa depositi e Prestiti e BEI e che la componente a tasso fisso rappresenta l’83,4% dell’esposizione debitoria.
L’azione di risanamento avviata dal governo regionale e’ ineludibile e va rafforzata puntando ad un deciso recupero di credibilità’ della Sicilia non solo sul piano contabile e finanziario, ma sopratutto istituzionale che dovrà fare i conti con la “costituzionalizzazione” del pareggio di bilancio (nuovo art. 119 Cost.).
Solo con i ‘conti in regola’ la Sicilia potra’ affrontare il difficile cammino di uscita da una grave crisi economica mondiale ed essere, cosi’, protagonista della ripresa del nostro Paese.
Le superiori considerazioni, unitamente all’implementazione delle attività di revisione della spesa intraprese a livello nazionale e regionale, impongono pertanto di adottare ulteriori misure non più rinviabili in tema di contenimento della spesa pubblica.
Palermo, 3 luglio 2012

L’IRFIS S.p.a. da ente creditizio a finanziaria regionale

di
Gaetano Armao

La trasformazione di IRFIS in società finanziaria specializzata in attività di credito agevolato ed erogazione di finanziamenti su fondi regionali e la conseguente iscrizione nell’elenco degli intermediari finanziari ai sensi dell’art. 106 TUB avvenuta nel corso del 2011 rappresenta uno dei passaggi di un progetto più ampio che non si è ancora concluso e che prevede il rafforzamento di IRFIS come intermediario finanziario che opera esclusivamente a sostegno dell’economia e delle imprese siciliane.
Anche la Regione siciliana si e’ così dotata di una finanziaria regionale che possa operare a sostegno delle imprese con logica e professionalità private, in raccordo con le istituzioni finanziarie comunitarie (BEI e FEI), con quelle nazionali (CCDDPP, Banca del Mezzogiorno) e con il sistema bancario regionale.
Analogamente a quanto avvenuto nelle principali Regioni italiane (Finlombarda. Finpiemonte, Sviluppo Lazio, Friulia, Sfirs) anche la Sicilia si dota di una finanziaria regionale. Ossia di un soggetto tecnico che possa supportare ed assistere la Regione nella progettazione, definizione ed attuazione delle politiche e degli interventi a sostegno del sistema economico, imprenditoriale ed occupazionale regionale.
E’ utile in questa sede ricordare che nel corso del 2011 molte critiche sono state sollevate sulla trasformazione di IRFIS in società finanziaria.
Come più volte rappresentato il progetto IRFIS Finsicilia è nato per dare finalmente un ruolo ad un istituto che da alcuni anni ricopriva una posizione marginale e precaria all’interno del Gruppo bancario di appartenenza perdendo ogni indirizzo gestionale.
Il Gruppo bancario che ne aveva valutato l’incorporazione, ha poi ritenuto di separare l’azienda bancaria (conseguentemente acquisita) dalla struttura aziendale finanziaria passata, come meglio si vedrà, in proprietà della Regione secondo il modulo organizzativo dell’in house providing.
Come noto, tale ormai noto istituito giuridico identifica il fenomeno di “autoproduzione” di beni, servizi o lavori da parte della p.a., la quale acquisisce un bene o un servizio attingendoli all’interno della propria compagine organizzativa senza ricorrere a “terzi” tramite gara (così detta esternalizzazione) e dunque al mercato in guisa da consentire un “affidamento diretto”.
La giurisprudenza sia europea che domestica hanno progressivamente declinato l’istituto, ed a tale solco interpretativo si è poi ispirato il legislatore con una serie di interventi che, spesso caotici, hanno reso più complessa la perimetrazione del concetto giuridico
In tal guisa è stato ritenuto che l’amministrazione pubblica (soggetto aggiudicatore per definizione) possa procedere all’affidamento “diretto” del servizio ad una società partecipata in presenza di specifiche e speciali condizioni (soggette a rigorosa verifica) – è che, conseguentemente, configurano un’eccezione alle regole generali del diritto comunitario, vanno peraltro interpretati restrittivamente (Corte di Giustizia CE, sentenza 6 aprile 2006, Causa C-410/04, punto 26)m- quali:
A) la dipendenza strutturale del soggetto (finanziaria, organizzativa gestionale) rispetto all’amministrazione aggiudicatrice e, quindi, la possibilità di un effettivo controllo dell’amministrazione sul gestore del servizio equiparabile a quello esercitabile sui propri organi (longa manus);
B) l’espletamento dell’attività economica oggetto del servizio pubblico ad un livello dimensionale in guisa da risul¬tare, in via di fatto, di prevalente e circoscritto beneficio dell’autorità controllante.
I richiamati paremetri, ritenuti due parametri essenziali per potersi ricorrere legittimamente ad affidamenti mediante “in house providing” sono stati puntualmente delineati dalla Corte di Giustizia CE (cfr. la nota sentenza 8 novembre 1999, in causa C-107/1998, tra Teckal S.r.l. e Comune di Viano).
La richiamata pronuncia precisa, infatti, (punto 50) come in linea di principio, la stipulazione di un contratto tra da una parte, un ente locale e, dall’altra, una persona giuridicamente distinta da quest’ultimo, possa avvenire diversamente (dall’affidamento con gara n.d.r. ) solo nel caso in cui, nel contempo, l’ente locale eserciti sulla persona di cui trattasi un controllo analogo a quello da esso esercitato sui propri servizi e questa persona realizzi la parte più importante della propria attività con l’ente o con gli enti locali che la controllano.
Giova altresì ricordare che la giurisprudenza della Corte di Giustizia UE, come ricordato richiamata da quella domestica, anche costituzionale ha modulato qualificato la relazione che deve intercorrere tra p.a. affidante è soggetto affidatario come di “controllo analogo”, mente avuto riguardo al piano funzionale, ha qualificato le relazioni tra il secondo e la prima affinché possano sussistere tali elementi nel rapporto tra ente affidante e soggetto affidatario “in house” come “attività prevalente” (Corte di Giustizia CE, Sez. I, sentenza 11 gennaio 2005, in Causa C-26/03
In tal guisa, quindi, il rapporto tra un’autorità pubblica, che sia un’amministrazione aggiudicatrice, ed i suoi servizi sottostà a considerazioni e ad esigenze proprie del perseguimento di obiettivi di interesse pubblico. Ne discende, conseguentemente, che qualsiasi investimento di capitale privato in un’impresa obbedisce a considerazioni proprie degli interessi privati e persegue obiettivi di natura differente (Corte di Giustizia CE, Sez. I, sentenza 6 aprile 2006, in Causa C-410/04). Da ciò si è fatto altresì discendere che la “partecipazione, ancorché minoritaria, di un’impresa privata nel capitale di una società alla quale partecipa pure l’autorità pubblica concedente esclude in ogni caso che la detta autorità pubblica possa esercitare su una tale società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi” (Corte Giustizia C, Sez. III, sentenza 10 settembre 2009, Causa C-573/07).
Tornando la progetto di finanziaria regionale va ricordato che nella proposta di acquisizione di IRFIS da parte della Regione non vi è stata alcuna preclusione al mantenimento della licenza bancaria che ne costituiva un elemento qualificante di rilievo.
Tuttavia, acquisita la disponibilità di Unicredit a vagliare alcune ipotesi di partnership nel trasferimento della partecipaIone del gruppo, seppur per un limitato periodo, si e’ avviata laricerca di partner bancari e privati, dotati dei necessari requisiti di onorabilità e professionalità, per l’ingresso nel capitale di IRFIS. La ricerca, purtroppo, non ha portato alcun risultato positivo. Sicché il Gruppo proprietario di oltre il 70% del capitale ha ritenuto di prospettare l’operazione che avrebbe condotto al permanere delle attività finanziarie di IRFIS o, in alternativa, di procedere alla incorporazione dell’intermediario. Determinazione che avrebbe penalizzato pesantemente la Regione e fatto scomparire l’istituto.
In aggiunta, la cessione del ramo crediti a medio lungo termine al Gruppo Unicredit non ha comportato alcuna penalizzazione alle imprese siciliane trattandosi di impieghi a condizioni di mercato che lo stesso Gruppo continua a garantire e ad erogare sul territorio. La cessione dei mediocrediti agli intermediari dotati di reti bancarie diffuse nel territorio in grado di svolgere il monitoraggio continuo degli investimenti è un percorso evolutivo già avvenuto nel sistema bancario da alcuni anni (Mediocredito Centrale, Artigiancassa). L’offerta di credito complessiva in Sicilia da parte del sistema bancario ammonta a circa 57 md. di euro e si è ritenuto che l’IRFIS avrebbe potuto svolgere al meglio la propria missione impegnandosi maggiormente sulle misure volte al rafforzamento delle imprese e per metterle in grado di sostenere un maggior debito per gli investimenti e per le commesse produttive.
Il CdA di IRFIS nella seduta del 16 dicembre 2010, ha approvato il progetto di riorganizzazione dell’IRFIS che prevedeva la trasformazione della natura di IRFIS da banca a società finanziaria.
Ciò anche a seguito di una lettera d’intenti firmata da Unicredit Spa e Regione Sicilia.
In data 1° giugno 2011, è stata perfezionata la cessione da IRFIS a Unicredit del ramo d’azienda relativo al business dell’attività bancaria.
Nella stessa data, previa autorizzazione della Banca d’Italia, l’IRFIS si è trasformata in “società finanziaria specializzata in attività di credito agevolato ed erogazione di Fondi regionali”.
Di conseguenza è stata iscritta dalla Banca d’Italia nell’elenco generale ex art. 106 TUB e nell’elenco speciale ex art. 107 TUB.
In data 19 maggio 2011, è stato avviato l’iter per la riduzione del patrimonio netto (capitale sociale e riserve) per € 87.047.773 ritenuto esuberante rispetto al nuovo oggetto sociale e da attribuire ai soci in proporzione alle quote possedute.
Tale processo si è concluso recentemente,
La compagine sociale era così costituita.
Socio
Partecipazione Unicredit 76,26%
Regione Siciliana 21,00%
Altri azionisti 2,74%
Totale 100,00%
Gli altri azionisti hanno deciso di esercitare il diritto di recesso a seguito della conclusione del processo di trasformazione di IRFIS da banca a società finanziaria ex art. 107 TUB.
La nuova denominazione della società è stata così individuata in IRFIS Finanziaria per lo Sviluppo della Sicilia Spa.
La sopra richiamata lettera d’intenti faceva riferimento alla volontà della Regione Sicilia di dotarsi di una propria Finanziaria Regionale così come hanno fatto le altre Regioni d’Italia adottando come modello di governance il modello Finlombarda Spa, Società Finanziaria della Regione Lombardia posseduta al 100% dalla Regione Lombardia.
L’ultima compagine sociale mista era quindi costituita da Unicredit Spa e da Regione Sicilia.
Per potere quindi realizzare una propria Finanziaria Regionale, la Regione ha così manifestato la volontà di acquisire la parte del capitale sociale post riduzione deliberato dall’Assemblea Straordinaria degli azionisti del 19 maggio 2011 in quota Unicredit SpA.Le parti hanno così affidato ad un perito esterno il compito di effettuare la valutazione economica del patrimonio sociale dell’IRFIS post riduzione attraverso perizia giurata.
Per cui sulla base di tale indicazione le parti hanno perfezionato un accordo che prevedeva la fuoriuscita di Unicredit Spa dalla compagine sociale di IRFIS e l’acquisto da parte della Regione Siciliana della relativa quota di pertinenza, in guisa dada rendere quest’ultima unico azionista di IRFIS Finanziaria per lo sviluppo della Sicilia Spa.
Lo sforzo della Regione si è concentrato sulla riorganizzazione interna e sul potenziamento delle agevolazioni alle imprese al fine di disporre un veicolo finanziario agile e allo stesso tempo efficace per il settore produttivo siciliano come già altre Regioni hanno saputo realizzare.
Adesso l’IRFIS, configurata come partecipata regionale al 100% e dotata di un’organizzazione interna adeguata, è pronta a gestire ulteriori fondi ed agevolazioni in grado di creare benefici e sviluppo per le imprese, consentendo alla Regione di poter utilizzare uno strumento finanziaria di sostegno all’economia dopo le controverse vicende di SOFIS S.p.a. ed ESPI, la cui liquidazione si trascina da più di un decennio.
Il requisito prudenziale del patrimonio di vigilanza a cui deve sottostare l’Istituto consente di assolvere al meglio la copertura dei rischi dell’operatività finanziaria e di fornire una migliore copertura alla banche e ai terzi nell’assunzione dei rischi. Si pensi alle garanzie rilasciate e alla possibilità di emettere obbligazioni, prerogative che continuano a sussistere in capo ad IRFIS anche senza la licenza bancaria. Il regime di società finanziaria garantisce inoltre i migliori standard di compliance, trasparenza e di governance richiesti dalle autorità bancarie di vigilanza.
La dotazione finanziaria attuale consente già ad IRFIS nel triennio 2012-2014 senza interventi aggiuntivi l’autosostenibilità economica. Inoltre, la dotazione di fondi regionali esistenti in gestione ma in una certa misura obsoleti e inefficaci da alcuni anni, puo’ essere in parte e sin da subito utilizzata per la realizzazione di strumenti innovativi per le imprese come ad esempio le Tranched cover, le cartolarizzazioni sintetiche in grado, attraverso i confidi di attrarre liquidità e generare effetti leva su nuovi impieghi di circa 18-20 volte l’importo stanziato nel fondo gestito da IRFIS.
Ulteriori modalità di utilizzo di fondi già esistenti in gestione presso l’IRFIS, con opportuni e semplici interventi di legge, consentono senza sforzi di creare strumenti a garanzia diretta a prima richiesta che al pari delle Tranched cover rappresentano delle concrete opportunità per l’accesso al credito per le imprese .
Sarebbe riduttivo accontentarsi di questo. Come indicato, la macchina operativa di cui ora dispone la Regione incorpora già il modello funzionale più adatto ad operare nel particolare contesto economico regionale e a recepire tutti gli strumenti di finanza innovativa per le imprese. IRFIS è un progetto appena avviato ma che sta già camminando velocemente. In queste ore si stanno veicolando verso le misure agevolative gestite da IRFIS una parte delle risorse del fondo di 86 ml. di euro messo a disposizione dalla Cassa Depositi e Prestiti per consentire alle imprese un miglior accesso al credito bancario.
In concomitanza con la presentazione degli Osservatori regionali sul credito non si è omesso di evidenziare le patologie dell’offerta creditizia in Sicilia. Tali patologie, pur presenti nei tassi di interesse (solo in alcuni casi superiori a quelle di altre sorti del Paese), ma sopratutto sul piano delle garanzie.
I tassi di interesse applicati ai comparti di attivita’ economica in Sicilia continuano a mostrare una marcata differenza rispetto alle altre aree, soprattutto nel settore industriale (6,81%), che denota rispetto al dato nazionale, una divergenza pari a 2,23%, mentre l’edilizia fa rilevare un tasso superiore dello 0,64% e i servizi dell’1,15%. Questa analisi sui servizi bancari in Sicilia redatta dall’Osservatorio regionale sul credito evidenzia che l’imprenditoria sana e desiderosa di rischiare ha bisogno di misure di sostegno sul versante del ricorso al credito e l’assessorato all’Economia intende fare la sua parte con interventi mirati e con l’attivita’ di controllo e vigilanza, compito che svolge periodicamente proprio l’Osservatorio regionale sul credito.
Nella Regione i tassi applicati continuano a risultare superiori al dato medio nazionale (operazioni a revoca: Sicilia 7,52% – Italia 5,31% – operazioni a scadenza: Sicilia 3,73% – Italia 3,37%). I dati evidenziano che i tassi attivi per i finanziamenti applicati al settore dell’industria (6,81%) hanno registrato un aumento piu’ consistente rispetto alle altre aree del confronto.
Altro aspetto delicato riguarda l’incidenza delle garanzie richieste che e’ aumentata in tutte le aree geografiche confrontate; in Sicilia tale aumento ha determinato un rapporto del 47,36%, tra credito accordato e garanzie richieste. La consistenza delle garanzie e’ sempre troppo elevata, sia rispetto alle altre regioni che al dato medio nazionale (16,45). Il sistema bancario regionale usufruisce di un importante apporto dai confidi, che in finanziaria stiamo rafforzando.
IRFIS Finsicilia: da un lato concorrerà con gli strumenti normativi esistenti e con quelli che il Parlamento vorrà fornire a sostenere il sistema dei consorzi fidi siciliani, rafforzando la capacita delle imprese, potrà costituire il perno del sistema di finanziamento alle pmi in raccordo con CRIAS ed IRCAC e nella prospettiva dell’auspicata razionalizzazione di detto sistema. Dall’altro si atteggia come una forma moderna ed innovativa di incentivazione dell’economia che potrà peraltro utilizzare la Sgr che in questo momento e’ inserita nella procedura relativa al Gruppo Cape e nel contempo rafforzare le sinergie con Sviluppo Italia Sicilia s.p.a.
Va poi ricordato, al fine di concludere il pur sintetico percorso ricostruttivo delle vicende del passaggio da ente creditizio a società finanziaria di IRFIS s.p.a., che il 10 gennaio 2012 e’ stato sottoscritto a Palermo il contratto di cessione del pacchetto di maggioranza del 76,26% di Irfis, l’Istituto per il Mediocredito siciliano, da UniCredit in favore della Regione Siciliana, in esecuzione delle intese sulla riorganizzazione delle attivita’ e della compagine azionaria dell’istituto che ha svolto attivita’ di mediocredito, raggiunte con la lettera d’intenti sottoscritta il 26 ottobre 2010 tra il Banco di Sicilia, la Capogruppo UniCredit e la Regione Siciliana.
Divenuta ad intera partecipazione regionale il 30 gennaio 2011 l’assemblea sociale ha approvato il nuovo statuto ed eletto il consiglio di amministrazione interamente indicato dalla Regione.
Palermo, 1.2.2012

Vittorio Emanuele Orlando: giurista e statista siciliano.

di Gaetano Armao

Si e’ appena chiuso l’importante Convegno che la Società di Storia Patria ha dedicato, ai 150 anni dalla nascita, al giurista e statista Vittorio Emanuele Orlando: un grande siciliano ed un grande italiano. Sotto la guida scientifica di Salvatore Raimondi ed Orazio Cancila, giuristi e storici eminenti (da Sabino Cassese a Carlo Ghisalberti, ed ancora Maurizio Fioravanti, Guido Corso, Giuseppe Barone, Aldo Sandulli) hanno ricordato ed analizzato la figura che con la sua vita, la sua dottrina giuridica, le responsabilità politiche rivestite, ha attraversato la storia del Paese dalla spedizione dei mille ai primi passi della Repubblica, di cui fu uno dei padri.
Sino alle conclusioni di Giuliano Amato, col quale abbiamo voluto l’inserimento di questa iniziativa al termine delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unita del Paese, che ne ha sottolineato la modernità del pensiero e dell’esperienza politica.
Certo non possiamo trovare nel pensiero di V .E Orlando soluzioni alla crisi finanziaria dei debiti sovrani che attanaglia oggi la nostra economia, anche se essa collide con la sua ricostruzione della sovranità dello Stato (ed alla quale occorre probabilmente tornare se non vogliamo asservire la nostra società al governo delle banche straniere), ma possiamo individuarlo come un artefice di una Sicilia moderna, colta e coraggiosa. E le giovani generazioni su questo devono poter riflettere.
Quando qualche anno fa iniziavo i corsi universitari richiamando la prolusione di Orlando del 1889, che proprio a Palermo fondava la Scuola italiana di diritto pubblico, qualche studente si chiedeva se essa avesse qualcosa a che vedere con la controversa esperienza di un sindaco (solo omonimo, ma a quanto pare ‘immarcescibile’, del grande giurista).
Ma salvare la memoria dall’oblio e’ una delle leve sulle quali costruire il rilancio della nostra regione, e la figura di un siciliano come Orlando e’ centrale nelle celebrazioni dei 150 dell’Unita’ d’Italia. V . E. Orlando lascia la Sicilia e l’Universitá di Palermo, dopo l’elezione in Parlamento del 1897, ma vi rimane sempre legato, in termini culturali ed esistenziali.
Nella lunga vita di Orlando, sostenitore di un’Italia unita ed autorevole, la Sicilia ed il Mezzogiorno rappresentarono sempre un riferimento centrale dell’impegno civile di studioso e politico.
Due episodi emblematici. Le elezioni per il Consiglio comunale del 2 agosto 1925. Si volle mettere in gioco – pur essendo statista e cattedratico di fama internazionale – ben consapevole delle difficoltà cui si sarebbe imbattuto contro il fascismo, e non in modo elitario, ma in una campagna elettorale senza esclusione di colpi.
Le forze fasciste, sostenute anche dalla mafia rurale, vinsero quelle elezioni caratterizzate dalla violenza e dal sopruso. Orlando accettò la sconfitta e dopo qualche giorno si dimise da deputato, ritirandosi dalla vita pubblica per tornare a dare il suo contributo nell’impegno solo nel secondo dopoguerra. Segno di coraggio e di grande dedizione al Paese ed alla sua terra. Esempio da additare soprattutto oggi in un momento così difficile della vita politica e sociale italiana, e di ascarismo imperante e di spasmodica ricerca di vitalizi.
Ma anche il discorso che Orlando tenne proprio nella sala della Storia patria di Palermo, nel luglio del 1944, quando esaltò il valore dell’autonomia siciliana di cui si cominciavano a delineare i tratti nell’unità della nazione, autonomia intesa come forza e contributo al nuovo Paese che si stava ricostruendo in quegli anni.
Orlando non dimentico’ mai di essere siciliano e di lottare per la coesione del Paese, coesione evocata solo qualche settimana fa a Palermo, sempre alla Storia Patria dal Capo dello stato Giorgio Napolitano “non c’e un territorio da premiare come concentrato di virtù, né un territorio visto come concentrato di vizi da punire.
L’esame di coscienza collettivo, che ho più volte sollecitato in occasione del centocinquantenario, non può non coinvolgere tutto il paese, l’intera società italiana, e generare un nuovo grande sforzo di cambiamento e di coesione nazionale.
L’Italia può tornare alla crescita, può giungere a crescere intensamente e stabilmente, solo crescendo insieme Nord e Sud, solo mettendo a frutto le riserve del Mezzogiorno, le risorse potenziali della Sicilia e del Mezzogiorno, che sono la maggior carta di cui disponiamo per guardare con fiducia al futuro”. Parole queste che rispecchiano appieno anche la vita ed il pensiero di Orlando, e sono un grande messaggio di solidarietà.
Chi pensa di spaccare il Paese si pone fuori dalla Storia, e proprio il ricordo dell’impegno di V .E. Orlando ed il suo messaggio di etica civile costituiscono un esempio per ricostruire moralmente ed economicamente l’Italia e la Sicilia.

Giornale di Sicilia, 30 ottobre 2011.

INVESTIRE SULLE IMPRESE PER LA CRESCITA DELLA SICILIA E DEL PAESE

Senza investimenti non ci può essere crescita ne’ si può uscire dal pantano della crisi economica, mentre i tagli alla spesa,così come proposti dal Governo nazionale con le manovre di questa estate ed approvate dal Parlamento, sopratutto per le Regioni che hanno autonomia finanziaria piena, spingono verso una spirale recessiva che va decisamente contrastata.
Il risanamento dei conti ed il pareggio di bilancio, nella grave congiuntura finanziaria che ha investito il nostro Paese, sono scelte imprescindibili. Ma, come ha affermato il Governatore Draghi nel discorso di commiato dalla nostra Banca centrale, occorre aggredire alla radice il problema della crescita lo stesso risanamento della finanza pubblica è a repentaglio.
La Conferenza delle Regioni continua il serrato lavoro per giungere a soluzioni condivise, anche dalle parti sociali, per il rilancio e la crescita del Paese e proprio ieri si e’ tenuto un proficuo confronto con sulla base del documento sulla crescita economica elaborato insieme ad ANCI ed Upi.
Il Governo regionale ha già avviato un programma di misure per gli investimenti e la crescita a partire dal credito d’imposta per gli investimenti, che dopo il ritiro dei Fondi Fas da parte del Governo nazionale, abbiamo finanziato con fondi regionali per 120 milioni, agli incentivi fiscali per favorire nuova imprenditorialità femminile e giovanile, sui quali proprio ieri, dopo una lunga trattativa, e’ stata sancita l’intesa con il Ministero dell’Economia. Adesso e’ tutto pronto per il varo del provvedimento, che non potrà che essere tempestivo.
Il credito d’imposta parte il 3 novembre prossimo, con il click day (modalità prevista dalla legge n.11 del 2009) ed è diretto tanto alle imprese siciliane quanto alle imprese che intendono avviare un’attività in Sicilia. Un provvedimento sul quale le imprese puntano molto, ma non e’ l’unico.
E’ di ieri, infatti, l’intesa con il Ministero dell’Economia sullo schema di decreto di attuazione che rende operativa la legge regionale n.11/2011 (Incentivi per favorire nuova imprenditorialità) in base alla quale i giovani, compresi tra 18 e 40 anni e le donne che daranno vita ad una iniziativa imprenditoriale sono esenti dall’imposta regionale sulle attività produttive (Irap) per cinque anni a partire da quello in cui si avvia l’attività. Il quinto comma prevede, inoltre, che tali sgravi si applicano anche alle cooperative giovanili che gestiscono aziende ed immobili confiscati alla mafia Un alleggerimento degli oneri fiscali connessi al pagamento delle imposte che faciliterà lo start up delle imprese.
Ecco perché il Governo regionale intende accompagnare queste misure già operative anche con altri provvedimenti per la crescita quali: il rafforzamento dei consorzi fidi, l’istituzione di ingenti fondi di garanzia per gli investimenti che favoriscano l’accesso al credito, lo smobilizzo dei crediti che le imprese hanno verso le pubbliche amministrazioni, regimi di attrazione fiscale per imprese, già inseriti nel d.d.l. di finanziaria (n.801) (la Sicilia e’ tra le prime Regioni ad aver presentato in termini i documenti finanziari 2012), ed adesso all’esame del Parlamento regionale che si auspica possa approvarlo in tempi brevissimi.
Non e’ un caso che per entrambi i due strumenti di incentivazione divenuti operativi, il Parlamento siciliano abbia espresso il proprio voto all’unanimità, interpretando quell’esigenza di forte coesione tra tutte le forze politiche e sociali, che i cittadini e le imprese della Sicilia chiedono per affrontare e sconfiggere la crisi.
E’ questa la strada giusta da percorrere con speditezza per reagire alla crisi economica. E’ questo il senso di ogni ruolo pubblico politico, rappresentativo delle imprese o dei lavoratori, in un tempo di grande difficoltà che dobbiamo affrontare e superare riscoprendo le ragioni più profonde dell’impegno civile e dell’autonomia.

Palermo 14 ottobre 2011

Gaetano Armao