L’Ars introduca la sfiducia costruttiva

di Gaetano Armao 

LIVE SICILIA  – Martedì 05 Agosto 2014                                                http://livesicilia.it/2014/08/05/lars-introduca-la-sfiducia-costruttiva_524774/

 

La proposta. Si approfitti della discussione in Parlamento della riforma costituzionale modificando anche lo statuto

Questa riflessione trae spunto dalle frasi, in esito alla terza e ‘pietosa’ (D’Alia dixit) finanziaria dell’anno, rilasciate dal presidente della Regione al quale non importerebbe la maggioranza parlamentare poiché “la maggioranza l’hanno determinata i cittadini con il voto”.

Queste affermazioni da commedia dell’assurdo istituzionale descrivono, purtroppo drammaticamente, lo scenario politico che dovrebbe affrontare la terribile crisi economico-sociale nella quale si trova la Sicilia ed impongono, tuttavia, di individuare via d’uscita.

In un modello politico sostanzialmente bipolare com’era quello che accompagno’ la riforma costituzionale del 2001 anche nello statuto siciliano (l.cost. 2/2001) fu introdotto il sistema elettorale che prevedeva il mix di elezione diretta del presidente ad un turno ed un premio di maggioranza mediante il c.d. “listino” (la lista dei candidati eletti direttamente col Presidente della Regione).

Il modello avrebbe consentito che anche un soggetto con un consenso minoritario (l’autore delle affermazioni lo ha eletto circa il 13% degli elettori siciliani ed il 30,5% dei votanti, i sondaggi sul gradimento dei presidenti delle regioni dicono il resto) avrebbe potuto ottenere l’indispensabile maggioranza parlamentare (54 deputati) e la governabilità.

Sì, la governabilità, quell’elemento essenziale che oggi manca e che rende la Sicilia allo sbando istituzionale e finanziario, aggravato dall’inadeguatezza di una compagine che forze politiche (PD-UDC), Confindustria-Sicilia ed un pezzo di sindacato sostengono più o meno formalmente.

In altre parole, anche un presidente minoritario, ma pur sempre più votato dagli elettori, grazie al correttivo del listino avrebbe ottenuto un premio di maggioranza. [Read more…]

Da prede del divario a “carnefici” dell’eguaglianza: Ghidini semplifica sui siciliani

La critica, che è anche una replica, del professore Gaetano Armao all’insigne giurista del diritto d’autore, che “affidandosi a considerazioni “à la page”, purtroppo, cade in un’analisi frettolosa sulle vicende delle Regioni speciali”

corseaghidini

 

(di gaetano armao) Quel che ha affermato nei giorni scorsi scrivendo un articolo sul Corriere della Sera, Gustavo Ghidini, a firma Associazione pubblici cittadini, spiace rilevarlo, ma è infondato per una serie di ragioni: la prima giuridica, non è vero, infatti, che la Sicilia trattiene l’intero gettito Irpef, anzi la Regione percepisce risorse finanziarie in misura di gran lunga inferiore (almeno 10 miliardi) a quelle che lo Statuto le riconosce, ovviamente al netto delle iniziative di Crocetta che si accorda con lo Stato per rinunciare pure alle vittorie in Corte costituzionale.

 

Inoltre è infondato sul piano storico-istituzionale, è falso che le radici dell’autonomia risiedano nel separatismo (lo avrà tradito la consultazione del manuale di storia del liceo degli anni ’50), le ragioni dell’autonomia stanno nel depauperamento ed in esigenze di eguaglianza sempre negate ai siciliani (come all’intero Mezzogiorno), che hanno condotto, a partire dalla prima Costituzione siciliana che risale al 1812, alla richiesta di ordinamenti autonomi. L’analisi istituzionale svolta prescinde, sopratutto, di considerare la questione del sostegno all’insularità che connota le politiche europee degli ultimi quindici anni e più in generale le strutture degli Stati, anche insulari (le grandi isole europee, quando non sono Stati, come Malta o Cipro, godono tutte di ordinamenti autonomi).

 

Ed ancora è falso sul piano economico: L’articolo non considera in alcun modo il drammatico e crescente divario – basti leggere i dati dell’ultimo rapporto Svimez o della Fondazione Curella – la carenza di serie forme di perequazione infrastrutturale e fiscale – pur previste dalla Costituzione e dalla legge sul federalismo – il grave svantaggio economico di chi produce. E’ ovvio che l’autonomia non può essere difesa così com’è, ma va invece ripensata, nella nuova prospettiva di un’Europa delle Regioni (alla quale rimane sorda la contraddittoria riforma costituzionale varata al Senato in prima lettura), puntando sulla responsabilità. E l’esito del referendum scozzese, ormai imminente, rafforzerà questa prospettiva.

 

Ghidini, insigne giurista del diritto d’autore, affidandosi a considerazioni “à la page”, purtroppo, cade in un’analisi frettolosa sulle vicende delle Regioni speciali che non è da par suo, ma che giova al processo che alcuni fanno alla Sicilia, a causa di impresentabili distorsioni (vedi vicenda degli sproporzionati emolumenti dei vertici dell’Ars) ed al lavoro di ascari pronti a svendere la propria terra pur di mantenere un po’ di visibilità.

 

Infine, una notazione sulle considerazioni che ci propina sulla “virtuosa” gestione regionale che, a partire dalla fallimentare gestione del Piano giovani, in corso di annullamento con ingente spreco di risorse, o al tentativo (per fortuna bloccato dal Parlamento) di aumentare emolumenti ai presidenti delle socie partecipate, è purtroppo nota ai siciliani. Senza autonomia, che va certamente usata in modo virtuoso, la Sicilia rischia di precipitare ancor più velocemente verso il baratro e non le resterà che affidarsi alle trimestrali visite di cortesia/show di Mr. Renzi.

 Il sito d’Italia 

La Corte costituzionale le da ragione, ma la Sicilia perde da sola

Franco Piro e’ persona seria e competente (lo ritengo il migliore predecessore al bilancio) e svolge nell’articolo pubblicato da Linksicilia questa mattina sugli artt. 36 e 37 dello Statuto considerazioni non solo condivisibili, ma che confortano ulteriormente quelle svolte nell’atto d’intimazione e diffida al Presidente della Regione, proposto contro la previsione, contenuta nell’accordo firmato col governo nazionale, di rinuncia a tutti i contenziosi pendenti e promossi a tutela degli interessi finanziari della Sicilia. Ad ulteriore censura di questo accordo, va ricordato, abbiamo altresì richiesto l’intervento del Presidente dell’Ars che si è impegnato ad informarne il Parlamento regionale.

Ma le considerazioni di Piro, purtroppo, prescindono di osservare che quella assurda clausola di remissione (da lui opportunamente criticata) determina la rinuncia anche a tutti gli effetti favorevoli delle sentenze di accoglimento intervenute dopo la (illegittima) stipula dell’accordo. E comunque sino al 2017. E siccome l’accordo e’ stato stipulato il 4 giugno scorso, mentre la sentenza 207 e’ del 23 luglio (e quindi successiva) la Sicilia e’ bellamente gabbata.

Sicché quella sentenza crocetta la potrà soltanto appendere al muro come pronuncia anticipatoria della sentenza definitiva di condanna all’inettitudine ed al tradimento che l’aspetta irrevocabilmente per questa ed altre nefandezze perpetrate a danno dei siciliani, dei nostri figli. Non ci sono interrogativi da porsi, ma solo ripetere l’imperativo, che abbiamo già diretto all’interessato, di disattendere la clausola in quanto nulla di diritto.

La circostanza paradossale che il Crocetta abbia chiesto parere all’Avvocatura distrettuale dello Stato sull’atto di intimazione notificato la dice lunga poi sulla sua intenzione di assecondare le scelte del governo Renzi, ampiamente chiarite dal sottosegretario Zanetti nell’intervento che l’articolo di Franco Piro richiama.

Al Governo regionale, se ne ha la dignità ed il coraggio, non resta quindi altro che disattendere quella clausola iniqua, come peraltro impongono alcuni ordini del giorno proposti dalle opposizioni in occasione dell’approvazione della ‘pietosa’ finanziaria – come opportunamente definita da protagonisti della maggioranza che l’ha votata – di alcuni giorni fa. Allora, se mi permetti, caro Franco, il titolo del Tuo interessante articolo va purtroppo modificato…..“Articoli 36 e 37 dello Statuto siciliano: qualcosa poteva cambiare”, perché i miliardi di euro che la Corte ha riconosciuto alla Sicilia, Crocetta li ha irrimediabilmente immolati per chiudere il bilancio di quest’anno e tentar di sopravvivere.

Basta con l’operazione Mare Nostrum!

Basta con l’operazione Mare Nostrum!
18 giugno
09:412014
http://www.cronopolitica.it/

Basta con l’operazione Mare nostrum, impariamo dai maltesi a tutelare i cittadini ed i confini.

Basta con questa farisaica iniziativa, con gli interessi che si nascondono nell’erogazione inutile di soldi pubblici appena raccolti dalle tasche degli italiani, al silenzio del governo nazionale e di quello regionale.

Siamo diventati una rabberciata passerella da utilizzare per entrare in Europa da lasciare sporca ed infetta.

Mentre muore quel po’ di turismo che resta ed i comuni bruciano le risorse che servirebbero per l’assistenza sociale ai siciliani.

Se l’Europa è incapace, se ne assuma la responsabilità: altro che vertici europei con sorrisi, inchini e magliette della Fiorentina.

E ci dicono pure che si vuol aprire un nuovo centro d’accoglienza… pura follia! Lo aprano a Bruxelles, subito.

I deputati eletti in Sicilia avviino una formale protesta sin dall’insediamento del nuovo parlamento dell’Unione Europea.

L’Italia chieda la convocazione di un immediato vertice e faccia fronte comune con gli altri Stati euromediterranei.