CELEBRIAMO LA NASCITA DELLA REPUBBLICA PER RINNOVARNE LO SPIRITO DEMOCRATICO

di Gaetano Armao
Vicepresidente ed Assessore all’economia della Regione siciliana-Componente del Comitato delle Regioni UE.

Il 2 giugno del 1946 si svolgeva lo storico referendum che avrebbe deciso che l’Italia, dopo le tragedie rappresentate dalla dittatura e dalla guerra, divenisse una Repubblica.
Un anno e mezzo dopo l’Assemblea Costituente avrebbe approvato la Costituzione aprendo una lunga stagione democratica che, pur se attraverso controverse vicissitudini, ha garantito la crescita e lo sviluppo della Patria.
Ma tanti sono i compiti che l’Italia deve ancora affrontare per tenere fede allo spirito dei padri costituenti che la Repubblica ci hanno tramandato.
Prima di tutto occorre affrontare il nodo delle disuguaglianze e delle povertà, poiché l’eguaglianza sostanziale e la coesione economico-sociale sono principi scolpiti nella Costituzione, per troppo tempo rimasti solo parzialmente attuati.
La Repubblica deve rendere effettivo il diritto al lavoro, richiedere l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà, realizzare la pari dignità sociale come esplicitamente richiesto dalla Costituzione. Se questo non si realizza le Istituzioni falliscono ed i cittadini non sentendosi tutelati se ne allontanano, mettendo a rischio lo stesso funzionamento della democrazia. E per questo rischiamo passi indietro non marginali.
Sicurezza e solidarietà devono camminare di pari passo; sono le due gambe di uno stesso organismo, e debbono camminare sul sentiero del riconoscimento della pari dignità umana.
Celebrare la nascita della Repubblica non può ridursi all’organizzare di festeggiamenti, ma impone di accertare che il cammino degli italiani si svolga lungo i percorsi del progresso economico e sociale delineato dalla Carta fondamentale. E questo deve essere il cammino di tutti, a prescindere dalle posizioni politiche di ciascuno.
Allo stesso modo vanno tutelati i diritti di chi vive in parti diverse del Paese. Non sbaglia chi ha definito il divario Nord-Sud – purtroppo crescente negli ultimi anni sia sul piano quantitativo che qualitativo e divenuto causa della drammatica emigrazione giovanile ed intellettuale – il maggior fallimento dello Stato unitario ed ancor più dell’Italia repubblicana.
Non possono esserci cittadini di serie A e di serie B sulla base dei diversi luoghi di nascita o di residenza, senza vulnerare l’essenza stessa della pari dignità della cittadinanza.
Solo garanzie di eguaglianza dei diritti sociali, da assicurare attraverso forme di perequazione economica, sociale ed infrastrutturale, possono condurre ad attuare pienamente quell’autogoverno che la Sicilia ha ottenuto con lo Statuto, già prima dell’entrata in vigore della Costituzione, e che ha assunto nuova centralità nel dibattito politico nazionale.
La Repubblica delle autonomie per essere coerente con il disegno solidaristico della Costituzione deve accogliere le istanze di autogoverno provenienti dalle diverse Regioni che oggi assumono la veste delle richieste di regionalismo differenziato, pur se non può ammetterle quale rottura dell’unità e della coesione nazionale che restano principi fondamentali ed ineludibili.
Questa è la Repubblica di cui celebrare la nascita.
Quella della solidarietà e dei diritti, della tolleranza, della sicurezza e dell’Autonomia.
Non uno stanco rituale, ma l’essenza stessa del nostro essere siciliani e italiani.

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