Intervento al Congresso PPE-FI

“L’Italia e l’Europa che vogliamo”
Fiuggi 22 settembre 2018
di
Gaetano Armao
Vicepresidente della Regione siciliana – Componente del Comitato delle Regioni (Gruppo-PPE)

Il mio vuol esser oggi il contributo di un europeo di Sicilia, di un popolare che crede che solo i valori della libertà e della solidarietà possono garantire un futuro di pace e progresso per i nostri figli in Europa, così com’è stato per noi.
La Sicilia stessa è paradigma dell’Europa integrata: per il millenario incontro di popoli e culture europei, per essere frontiera europea nel Mediterraneo. E siciliano era Sturzo al quale dobbiamo l’idea popolare di società, la capacità di coniugare difesa dei diritti di libertà e solidarietà verso i più deboli, riconoscimento del valore delle autonomie, di un’Europa_ unita, presidio di pace, di libertà, di progresso economico-sociale, che nel confronto tra le identità e le culture nazionali e regionali trova la sintesi attraverso il continuo e faticoso confronto democratico nelle istituzioni politiche.
Il popolarismo, con la sua capacità di coniugare i valori liberali e quelli della solidarietà, é alternativo al populismo che parla alle paure di un’Europa, nuovamente diversa, divisa, individualista, irrequieta, impoverita, mentre ne prepara pervicacemente la dissoluzione.
Scontiamo i limiti di istituzioni europee che hanno perso la capacità di guardare al futuro e si accontentano di garantire la pace e gli equilibri finanziari, mentre si dimostra incapace di una politica estera comune, di gestire le dinamiche epocali delle migrazioni, di affrontare le incombenti minacce per la democrazia ne stanno condizionando i destini, di un’Europa di Stati gelosi delle proprie prerogative che comprime il dialogo tra essa e le Regioni.
Dobbiamo impegnarci invece per una nuova Europa, che ritrovi i valori fondanti nel liberalismo e nella solidarietà, in ciò che di meglio ha espresso la nostra storia, e nel contempo sappia guardare alle nuove sfide dei mutati scenari geopolitici, della rivoluzione digitale, delle tendenze demografiche (invecchia-mento, spopolamento, migrazioni) che ne sconvolgeranno il ruolo, di un mondo del lavoro sottoposto ad un profondo stravolgimento (per il World Economic Forum: il 65% dei bambini che entrano nella scuola primaria svolgeranno lavori che oggi non esistono).
Di fronte alla crescente domanda di protezione che viene dai cittadini troppo spesso le istituzioni europee, ma anche quelle nazionali, hanno risposto chiudendosi dietro regole rigide, mantenendo insopportabili divari sociali e territoriali ed ingenerando un’atrofia di offerta politica di fronte all’ipertrofia della domanda di tutele che ha generato quel «malessere democratico» di cui oggi i movimenti populisti si sentono interpreti, ma che l’Europa vogliono nuovamente ridurre ad espressione geografica.
Tradizione ed innovazione dell’idea popolare sono baluardo per contrastare la deriva di populismo manicheo, livoroso, ignorante che sta devastando le nostre istituzioni e che rischia di aggravare ancor di più la deriva di quelle europee.
Le libertà personali ed i diritti umani e sociali sono sottoposti ad una forte tensione, si giunge a minacciare la libertà di stampa e di espressione del pensiero perché lo vorrebbe il popolo come se ogni libertà compressa non sia un oltraggio alla dignità di ciascun essere umano. La stessa impresa e le autonomie locali sono poste in un cono di diffidenza e pregiudizio, come dimostrano le ultime leggi.
Anche il tema dell’autonomismo e del federalismo, alla base delle tendenze in atto, rischia di ingenerare conflitti e di strisciare verso il fallimento. Le giuste richieste di autonomia di alcune regioni, infatti, non possono prescindere da una complessiva considerazione dei meccanismi di riequilibrio economico-sociale di un Paese nel quale il divario é cresciuto negli ultimi anni e sta alimentando le peggiori spinte populiste.
Lo sviluppo del Sud, in particolare delle regioni insulari Sicilia e Sardegna, non costituisce una palla al piede per l’Italia, ma come compreso dai più, una grande opportunità per rendere competitivo il Paese ed attrarre investimenti. Consapevolezza misconosciuta dal Governo a trazione grillina e concentrato su una considerazione del Sud parolaia ed incompetente, priva di credibilità.
E così invece di investire in università, alta formazione, ricerca, dopo gli 80 euro, si punta al reddito di cittadinanza, con l’obiettivo di narcotizzare il disagio non di risolverlo, sopratutto nel Mezzogiorno.
In Sicilia, al contrario, puntiamo sul digitale, 485 m€ di investimenti sull’Agenda digitale di cui 281 m€ sulla banda ultra larga. Trovata a zero la spesa all’insediamento quest’anno, divenuti polo strategico nazionale, raggiungiamo i 70 m€, partiremo con la realizzazione di un grande data center e nel 2020 completeremo la rete divenendo l’area meglio digitalizzata del Mediterraneo.
L’Autonomia dei territori non è privilegio, ma responsabilità ed in questo senso il Governo regionale intende contribuire al progresso della Sicilia attraverso la grande opportunità di sviluppo che è costituita dal digitale.
Il populismo émobilitazione della disperazione, raccolta dei conati di avversione e livore sociale e culturale, incapacità di comprendere che le sfide della Storia sono opportunità di crescita e non lotta di potere per gestire l’agonia, in particolare della gente del sud. Per noi la politica é invece organizzazione della speranza e della solidarietà, responsabilità di delineare un futuro fondato sui valori di libertà, tolleranza, progresso, eguaglianza sostanziale, valori che il Presidente Berlusconi ha indicato sin dalla sua discesa in campo ai quali guarda l’altra Italia come ricordava Antonio Tajani.
E la risposta politica la ritroviamo nella proposta popolare. “Ad uno Stato accentratore tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni attività civica e individuale, vogliamo sul terreno costituzionale sostituire uno Stato veramente popolare, che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali – la famiglia, le classi, i Comuni – che rispetti la personalità individuale e incoraggi le iniziative private”. Sono frasi scritte da Sturzo cento anni fa, nell’appello ai liberi e forti del 18 gennaio 1919.
Occorre ripartire dal questo messaggio che mantiene inalterata la sua forza innovatrice. Ecco perché chiediamo al Presidente Tajani di guidare il Partito popolare europeo nel nel rilancio da Roma il 18 gennaio prossimo. Sarà l’occasione per far insieme memoria dei 100 anni dell’Appello ai liberi e forti, ma anche di offrire al Partito l’opportunità di ritrovare i valori e le proposte che ci chiedono gli italiani che non si accontentano delle banalizzazioni.
Forza Italia con la chiara intuizione di Silvio Berlusconi ha deciso di ancorare a questa grande tradizione ideale la sua innovativa proposta politica. Ricorderete tutti il Palazzo di Via dell’umiltà nel quale nel novembre 2005 il Presidente volle ricordare il legame di Forza Italia con Sturzo affermando “Noi ci sentiamo i continuatori della sua affascinante avventura umana”.
Il Popolarismo europeo nesce nel 1921 dall’intuizione di Luigi Sturzo, Segretario Politico del PPI con Alcide De Gasperi, che ne era Presidente, e con l’idea di raccogliere l’esperienza dei popolare europei.La sanguinosa ed inutile guerra era da poco terminata ed era appena sorto il PPI, i due partono per Colonia dove incontrarono il Sindaco Adenauer per proporgli la costituzione del Partito Popolare Europeo, raccogliendo attorno al patrimonio dei valori comuni i movimenti europei di ispirazione cristiana e con l’obiettivo di contrastare le degenerazioni populistiche che avrebbero condotto alle dittature che poco dopo avrebbero sconvolto l’Europa sino alla guerra ed alla distruzione.
Dall’intuizione di Sturzo di un’Europa unita, senza barriere e frontiere, già esiliato, nel 1925 a Parigi nasce poi il “Secretariat International des Parties Democratiques d’inspiration chrètienne”, che costituirà la base sulla quale nel 1952 sorgerà il primo gruppo parlamentare e nel 1979nascerà il PPE.
Ripartiamo da queste idee, proiettandole nel nuovo contesto della sfida europea, donne e uomini di del PPE possono costituire il riferimento di un’altra Italia che non si fa irretire dalle becere proposte populiste. L’offensiva politica proposta oggi dal Presidente Tajani parte anche da qui e sarà vincente, a partire dalle prossime elezioni europee.

http://www.armao.eu/1833-2/

L’Autonomia speciale, la variegata attuazione del regionalismo differenziato e gli spazi per un rilancio

di Gaetano Armao
Vicepresidente ed Assessore regionale per l’economia della Regione siciliana.
Docente di diritto regionale e contabilità pubblica nell’Università di Palermo

L’Autonomia speciale, la variegata attuazione del regionalismo differenziato e gli spazi per un rilancio

“Juncker sull’Italia ha ragione Ritardo del Sud colpa dello Stato”

http://livesicilia.it/2018/06/04/armao-vicepresidente-regione-sicilia-juncker-sullitalia-ha-ragione-ritardo-del-sud-colpa-dello-stato_966831/

 

di Gaetano Armao

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del vicepresidente della Regione.
Riceviamo e pubblichiamo la lettera del vicepresidente della Regione siciliana, Gaetano Armao.
So di essere (ancora una volta) controcorrente, ma occorre superare le fakenews per guardare al merito di quel che accade nel nostro singolare Paese con riguardo ai rapporti con l’Europa. Vi prego, quindi, di sospendere il Vostro giudizio sino al termine della breve riflessione che segue.
Questa è la trascrizione integrale dell’intervento del Presidente della Commissione UE Jean Claude Juncker.
“Sono profondamente innamorato dell’Italia. Di quello che succede però nel Mezzogiorno, nelle regioni povere d’Italia, NON può essere accusata l’Unione europea. È l’Italia ad dover prendersi cura delle regioni più povere, che hanno bisogno di più lavoro, meno corruzione e più serietà. Noi li aiuteremo, come abbiamo sempre fatto. Ma per piacere non facciamo questo gioco ad incolpare gli altri. Una nazione è una nazione, e viene prima di ogni cosa”.
1) È vero, infatti, che lo Stato italiano non realizza investimenti adeguati per superare il divario, in violazione dei principi costituzionali, ed utilizza i fondi europei in funzione sostitutiva rispetto a quel che dovrebbe fare;
2) ciò viola la natura addizionale dei fondi europei che così non riescono a conseguire gli obiettivi di coesione realizzando risultati insoddisfacenti negli ultimi anni;
3) è scorretto che alcuni politici antieuropei si aggrappino al riferimento alla corruzione (fenomeno che – come opportunamente osservato dagli stessi – riguarda tutti i Paesi europei) per eludere le omissioni dello Stato verso il Sud e la Sicilia, e disconoscere le violazioni dei doveri di coesione e solidarietà;
4) è poi ancora più scorretto scaricare sull’UE le inerzie e le contraddizioni di uno Stato che non tratta i propri cittadini in modo eguale ed immagina di risolvere le cose con l’improbabile “reddito di cittadinanza” per il quale (e non per gli investimenti) si chiede di sforare i vincoli di bilancio;
5)sebbene la condizione di insularitá e le misure per farvi fronte (fiscalità di sviluppo, perequazione infrastrutturale, continuità territoriale) non trovino più un ancoraggio nell’art. 119 della Costituzione, ma solo negli artt. 174 e 175 del Trattato sul funzionamento dell’UE, lo Stato é comunque tenuto a realizzare gli obiettivi di coesione economico-sociale e territoriale.
La politica, e sopratutto il Governo Conte-Di Maio-Salvini appena insediato, assumano invece l’impegno di invertire la tendenza. Il divario nord-sud del Paese, infatti, é ormai intollerabile e la disperazione di milioni di cittadini meridionali dei quali si pregiudicano i diritti fondamentali (salute, istruzione, mobilità) non può essere risolta con il fantomatico reddito di cittadinanza.
Mentre è preoccupante che nel programma di governo la questione sia considerata in termini marginali e relegata ad un generico assistenzialismo, senza adeguato riconoscimento della rilevanza di coesione, investimenti e condizione di insularità.
Nel 2066 (dati SVIMEZ), il Mezzogiorno, dopo decenni di emigrazione giovanile, impoverimento, denatalità ed invecchiamento, passerà da 20 a 15 milioni di abitanti e l’età media salirà a 52 anni (quasi 10 in più di quella attuale). Un’area condannata alla marginalità, inattrattiva anche per l’immigrazione sregolata che ci affligge.
I siciliani percepiscono la più bassa spesa pubblica consolidata (Stato, Regione, provincia, Comune, – 16%. della media italiana). Le risorse europee non raggiungono gli obiettivi di sviluppo perché prive di addizionalità rispetto alle esigue risorse statali per la perequazione infrastrutturale e questo anche perché vanificate dal drammatico drenaggio di vita dei nostri figli (lasciano la Sicilia in 25.000 l’anno determinando, oltre a sorde lacerazioni affettive, una perdita di valore per 5 miliardi€).
Come precisato in sede di confronto parlamentare sul DEF nel periodo 2012-2018 il contributo alla finanza pubblica corrisposto dalla Sicilia ammonta, se contempliamo anche il versamento sugli split payments solo per il 2018, a più di 8,5 miliardi€. Un prelievo forzoso inaccettabile che, al netto di spese incomprimibili, toglie linfa vitale ad economie già al collasso.
Solo misure per la crescita resiliente, inclusiva e sostenibile, che puntino sul Sud ci può far uscire dal baratro nel quale siamo caduti per alcune dissennate politiche recessive di matrice europea, ma anche per la perdita di competitività e la dimensione del debito pubblico che affliggono la nostra economia da decenni.
Se occorre reagire sul piano istituzionale, in termini responsabili e con “carte e conti in regola”, reclamando l’attuazione dell’autonomia finanziaria disegnata dallo Statuto, di fronte a questa drammatica desertificazione dobbiamo pretendere un programma straordinario di investimenti per il rilancio del sud.
Altro che immaginifiche elargizioni del programma “carioca”che rubano dignità ai giovani e precludono ogni possibilità di sviluppo al Sud. Infatti, come sostiene un economista del peso di Francesco Giavazzi, é tecnicamente provato che, anche dall’esperienza sud-americana, “l’idea di redistribuire la ricchezza senza averla prima creata è una follia che impoverisce i popoli”( http://www.huffingtonpost.it/2018/06/03/il-progetto-lega-m5s-puo-portare-al-disastro-redistribuire-ricchezza-senza-crearla-e-follia-che-impoverisce-i-popoli_a_23449729/ )
Un piano strategico di sviluppo per il Mezzogiorno e le Isole, quindi, con risorse e misure adeguate ad avviare il superamento del divario, sul quale le risorse europee potranno svolgere la propria funzione aggiuntiva così come sostenuto correttamente da Juncker, almeno questa volta davvero ”incompreso”.

http://www.agi.it/video/cosa_ha_detto_esattamente_juncker_sull_italia_ascoltando_le_sue_parole-3979380/video/2018-06-01/