Contro la soppressione delle Camere di commercio

Dopo l’estemporanea proposta di riforma costituzionale (incoerente ed irrazionale), adesso questa allegra quanto improvvisata compagnia ci propina anche la soppressione delle Camere di commercio, fondate 200 anni fa ed organismi di rappresentanza del sistema delle imprese e dei consumatori.

Così gestirà tutto la politica, espressa ormai da una sempre più esigua minoranza di votanti ed in questo caso neanche da questa, considerata la conclamata delegittimazione di questo Parlamento dopo la sentenza della Corte costituzionale n.1/2014.

Un disegno ancora più pervicace ed invasivo di quello che ispirò il fascismo che le abolì nel 1926 per istituire i consigli dell’economia corporativa e poi, dal 1937, i consigli provinciali delle corporazioni.

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Ripensare l’Autonomia per il futuro della Sicilia

Qualche giorno fa Pietrangelo Buttafuoco di fronte allo sfacelo finanziario della Regione ne ha prospettato, e non a torto, il commissariamento. Anche se questo, almeno in forma virtuale, sembra già in atto: come definire altrimenti l’invocazione a Renzi (sinora inascoltata) di designare l’assessore all’economia?

Il sagace giornalista si spinge poi – e qui non ci siamo – sino a prospettare l’abbandono dell’autonomia speciale quale ricetta per salvarci, affidando tutto a Roma.

Nel frattempo però il Governo statale sembra aver risolto il crescente dramma economico del Sud ‘per rimozione’. Nessun cenno ne ha fatto Renzi nel programma presentato al Parlamento; soppresso pure il Ministero della

Coesione territoriale che garantiva l’unitarietà ad interventi europei e nazionali; su un faraonico (ma non e’ un riferimento al responsabile PD delle politiche sociali) programma da 54 md di euro per il Mezzogiorno 2014-20, l’ultima legge di stabilità stanzia per quest’anno 50 milioni (l’1%).

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Le Province regionali: se l’autonomia diviene libertà di improvvisare

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Con la legge regionale 7 del 2013 le province regionali sono state assoggettate a “gestione provvisoria”, in vista della “istituzione dei liberi Consorzi comunali per l’esercizio delle funzioni di governo di area vasta” e delle “città metropolitane” che avrebbero dovuto sostituirle “entro il 31 dicembre 2013″.

Si tratta di una normativa contraddittoria che si connota soprattutto per l’effetto “annuncio” sebbene strumentalmente propagandata quale “riforma epocale” e che giunge dopo che la giunta regionale aveva indetto per ben due volte le elezioni provinciali nel 2013 eSiciliaOpengov aveva prospettato ricorso amministrativo in tal senso, rilevando l’illegittimità delle iniziative del Governo Crocetta. Infatti, al di là delle intenzioni enunciate al primo comma dell’art. 1, al successivo terzo comma la norma prescrive la mera sospensione del “rinnovo degli organi provinciali” sino al 31 dicembre 2013.

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Applicazione d.lgs n. 39 del 2013 in Sicilia.

 

Palermo, 1.11.13

1. Il d.lgs. 8 aprile 2013, n. 39, recante “Disposizioni in materia di inconferibilita’ e incompatibilita’ di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico”, in attuazione della c.d. legge anticorruzione (l. 6 novembre 2012, n. 190), ai sensi dell’art. 22, primo comma, del medesimo decreto legislativo, va considerato direttamente applicabile nella Regione siciliana in quanto le disposizioni dello stesso recano”norme di attuazione degli articoli 54 e 97 della Costituzione e prevalgono sulle diverse disposizioni di legge regionale, in materia di inconferibilita’ e incompatibilita’ di incarichi presso le pubbliche amministrazioni, gli enti pubblici e presso gli enti privati in controllo pubblico”.
Ne discende che le disposizioni dallo stesso introdotte nell’ordinamento integrano quelle contenute nella l.r. n. 19 del 1997 e s.m.i. che disciplina il conferimento di incarichi in enti e società regionali nella Regione siciliana.
La diretta ed immediata applicabilità del d.lgs n. 39 del 2013 e’ stata, peraltro, riconosciuta dalla stessa Regione siciliana con la circolare del 10 giugno 2013, n.28913, a firma dello stesso Presidente della Regione.
Giova tuttavia rilevare che, nonostante le premesse, sono ormai ampiamente decorsi i termini previsti dall’art. 18, terzo comma, della normativa in questione secondo la quale: “le regioni, le province e i comuni provvedono entro tre mesi dall’entrata in vigore del presente decreto ad adeguare i propri ordinamenti individuando le procedure interne e gli organi che in via sostitutiva possono procedere al conferimento degli incarichi nel periodo di interdizione degli organi titolari”, e senza che il Governo regionale abbia neanche approvato un disegno di legge in materia (così come risulta dalla consultazione, contestuale alla redazione del presente atto, del sito relativo alle delibere adottate dalla Giunta, nel quale, ai sensi dell’art.13 della l.r. n.7 del 2011, devono essere pubblicare tempestivamente le deliberazioni dell’Esecutivo regionale). Si sono in tal guisa creati i presupposti per l’avvio dell’iter per l’esercizio dei poteri sostitutivi del Governo nazionale, di cui all’art.8 della l. 5 giugno 2003, n. 131, nei confronti della Regione siciliana.
Il quarto comma dell’articolo richiamato del D.lgs. n. 39 del 2013 prescrive, infatti, che “decorso inutilmente il termine di cui al comma 3 trova applicazione la procedura sostitutiva di cui all’articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131”, con la conseguente attivazione da parte del Ministro per le Regioni dell’iter che si conclude con la delibera del Consiglio dei Ministri e la nomina di un Commissario per l’esercizio dei richiamati poteri sostitutivi.
In questo senso va affermata la chiara volontà del parlamento siciliano di adempiere pienamente ai compiti ai quali e’ chiamato dal legislatore non consentendo alcuna elusione dei termini perentori e delle preclusioni previste dalla normativa applicativa della citata “legge anticorruzione” (che consiste nell’interdizione, nel caso di conferimenti di incarichi da parte del Presidente della Regione contra legem, a procederea nuovi conferimenti di incarichi per tre mesi). L”inerzia della Regione siciliana nell’applicazione della legge Anticorruzione e della sua disciplina attuativa (come peraltro avviene con riguardo alla normativa sulla trasparenza totale e l’accesso civico) rischia di penalizzare la Sicilia ed i siciliani.
Si propone quindi una norma che consenta di superare l’empasse offrendo un quadro regolativo chiaro all’ipotesi nella quale scatti l’inibitoria per conferimento di incarichi nei confronti del presidente della Regione, degli assessori o dei vertici degli enti regionali.

Art.
Conferimento degli incarichi nel periodo di interdizione degli organi titolari
1. Nel caso in cui il presidente della Regione o l’assessore regionale competente non possano provvedere alle nomine di competenza ai sensi dell’art. 18 del decreto legislativo d.lgs. 8 aprile 2013, n. 39 al conferimento degli incarichi provvede il presidente dell’Assemblea regionale siciliana nel rispetto delle vigenti previsioni di legge.
2. Per gli enti pubblici e gli altri organismi regionali il potere sostitutivo di cui al primo comma e’ esercitato dall’amministrazione vigilante.