CONTRO LE TRIVELLE SINO IN CORTE COSTITUZIONALE

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News 17426, Pantelleria 29/01/2016
L’Associazione “Amici del Parco Archeologico di Pantelleria”,assistita dallo Studio Legale Armao, ha proposto atto di intervento “ad adiuvandum” nel giudizio che la Regione Puglia ha attivato di fronte alla Corte Costituzionale.

L’Associazione, dopo aver proposto le osservazioni critiche nel procedimento per il rilascio di nuove concessioni minerarie di fronte a Pantelleria per un’estensione di 4.124 chilometri a favore della Schlumberger Italiana, mentre è solo sospeso un permesso all’Audax Energy, non revocato, in attesa di un idoneo impianto di perforazione, ha così ritenuto di continuare la battaglia giudiziaria a tutela del mare di Pantelleria.

Di fronte al rifiuto del governo della Regione siciliana di proporre anch’esso ricorso contro le norme che agevolano la trivellazione, per dar voce alle esigenze di contrasto alle trivellazioni non è rimasto all’Associazione che sostenere le ragioni della Puglia con l’obiettivo di far dichiarare l’illegittimità costituzionale delle norme che semplificano le concessioni per le estrazioni petrolifere in mare (art. 37, comma 2 lettere a) e c-bis); art. 38 commi 1-bis, 4, 6 lettera b) e 10 del D.L. 133 del 12 settembre 2014, convertito con legge n. 164 del 2014, (c.d legge “sblocca Italia”).

La questione sarà trattata dalla Corte costituzionale il prossimo 5 aprile, prima quindi del referendum che su temi analoghi si terrà poco dopo.

Gli articoli 37 comma 2 lettere a) e c-bis e 38 commi 1-bis, 4, 6 lettera b) del decreto impugnato permettono, proprio a partire da Pantelleria, una nuova ondata di prospezioni, ricerche e trivellazioni petrolifere con irrilevanti benefici economici e sociali ed elevati pericoli ambientali per aree di pregio naturalistico e paesaggistico, sulla terraferma e nel mare ed a dire dei ricorrenti le norme costituzionali violate dai predetti articoli sono diverse (artt.3, comma 1, 117,commi 2, 3, 6, 118, commi 1, 2, 120, comma 2 Cost.).

L’atto di intervento si è reso necessario e doveroso in quanto la Regione siciliana, come detto, non solo non ha promosso i referendum contro le norme di liberalizzazione delle trivellazioni, ma, a differenza di quanto avvenuto per le Regioni Abruzzo, Campania, Calabria, Lombardia, Marche, Puglia e Veneto e delle Province autonome di Trento e Bolzano, si è rifiutata di impugnare in Corte costituzionale tali norme che non solo agevolano le trivellazioni, ma ne esautorano, altresì, il ruolo nel procedimento concessorio.

Quanto ai profili di illegittimità delle norme impugnate è stata dedotta la violazione delle norme costituzionali che disciplinano il riparto di competenze tra Stato e Regioni.

Infatti, in materia energetica, attribuendo “carattere di interesse strategico di pubblica utilità, urgenti e indifferibili” a tutte le opere di rigassificazione e trasporto del gas in Italia e in Europa e a quelle di prospezione, ricerca ed estrazione di idrocarburi e stoccaggio sotterraneo del gas – gli enti regionali non avranno alcun potere decisorio con palese violazione delle norme che disciplinano la competenza concorrente tra Stato e Regioni.

L’art. 37 del decreto in ordine “ai gasdotti di approvvigionamento di gas dall’estero, incluse le operazioni preparatorie necessarie alla redazione dei progetti e le relative opere connesse”, elimina la necessaria acquisizione da parte dello Stato dell’intesa con la Regione interessata, mentre l’art. 38 affida al Ministro dello Sviluppo Economico il compito di redigere il piano nazionale delle aree ove permettere la ricerca e l’estrazione di idrocarburi. Il problema principale è dato dalla procedura che tale Ministero deve seguire: la L. n° 239/2004 impone di sentire il ministro dell’ambiente e di raggiungere un accordo con enti locali e Regioni, in Conferenza unificata. L’intesa deve essere espressa entro 150 gg.; qualora sia scaduto inutilmente il termine previsto, la Conferenza è invitata a provvedere entro ulteriori trenta giorni; nel caso in cui l’inerzia persista provvederà direttamente il governo.

Questa soluzione va pure ritenuta assai discutibile, in quanto la Corte Costituzionale ha sostenuto in precedenti sentenze che, ai fini del raggiungimento dell’accordo, lo Stato non possa limitarsi a richiedere l’intesa, essendo, invece, tenuto ad aprire una reale trattativa con gli enti territoriali e a reiterare la stessa in caso di esito negativo: per la Corte, infatti, una trattativa non è tale quando la legge fissi un drastico termine per la sua conclusione.

Altro principio costituzionale violato è il principio di uguaglianza.

L’art 38, infatti prevede che per il rilascio del titolo concessorio unico per le attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi sia necessario acquisire l’intesa della Regione interessata solo ove dette attività siano destinate a svolgersi nella terraferma e non anche nel mare continentale.

Le due ipotesi – attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi nel mare continentale, da un lato, ed in terraferma dall’altro – sono prive di qualunque rilevante elemento di differenziazione, con conseguente violazione del divieto costituzionale di stabilire trattamenti irragionevolmente diversi di situazioni in tutto e per tutto assimilabili.

Alla luce di quanto detto è di palmare evidenza che la legge “Sblocca Italia” può rappresentare un pericolo per la democrazia, in quanto, in particolare con l’art. 38 viene espropriato il territorio delle decisioni che lo riguardano e viene leso il principio di sussidiarietà.

Lo sfruttamento petrolifero ha rischiosissime conseguenze, sul piano ambientale ed economico, per i territori costieri, a causa soprattutto del progressivo sprofondamento del fondo marino che le perforazioni provocherebbero e agli enormi danni che subirebbero i settori del turismo e della pesca.

Per tutti questi motivi l’Associazione ha ritenuto doveroso supplire al silenzio della Regione siciliana, facendosi portavoce della stessa attraverso l’atto di intervento e condividere con le altre Regioni che hanno presentato ricorso l’esigenza “di tutelare il territorio dall’assalto delle compagnie petrolifere e di difendere la salute e i diritti ad uno sviluppo eco-sostenibile.

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