Contro la soppressione delle Camere di commercio

Dopo l’estemporanea proposta di riforma costituzionale (incoerente ed irrazionale), adesso questa allegra quanto improvvisata compagnia ci propina anche la soppressione delle Camere di commercio, fondate 200 anni fa ed organismi di rappresentanza del sistema delle imprese e dei consumatori.

Così gestirà tutto la politica, espressa ormai da una sempre più esigua minoranza di votanti ed in questo caso neanche da questa, considerata la conclamata delegittimazione di questo Parlamento dopo la sentenza della Corte costituzionale n.1/2014.

Un disegno ancora più pervicace ed invasivo di quello che ispirò il fascismo che le abolì nel 1926 per istituire i consigli dell’economia corporativa e poi, dal 1937, i consigli provinciali delle corporazioni.

Le economie avanzate prevedono tutte le istituzioni camerali: è, quindi, una scelta dannosa per il sistema economico che isola il Paese.

Peraltro, esistono chiari impedimenti di ordine costituzionale, anche con riguardo all’autonomia legislativa delle Regioni speciali ma comprendo che per questi improvvisatori sia un problema di poco conto.

La prospettiva mi pare chiara: fuori dalla politica non c’è rappresentanza e per di più in un contesto di pesante accentramento.

Il prossimo passo saranno le università e gli ordini professionali.

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