Rilanciare il patto autonomia con la riforma costituzionale

Lo Statuto siciliano, come recentemente ribadito dalla Corte costituzionale nell’ordinanza n. 114/2014, rappresenta il ‘patto di autonomia’ tra l’ordinamento siciliano e l’ordinamento statale.

E l’autonomia siciliana è adesso posta di fronte ad un bivio tra ipotesi di cancellazione, previste dalla riforma costituzionale Renzi, ed ipotesi di rilancio.

A questo proposito, celebrato il 68° anniversario dell’Autonomia siciliana, non si può non stigmatizzare, come anche quest’anno siano mancate appropriate iniziative da parte dell’attuale Governo regionale, circostanza che dimostra il proposito di sminuire l’autonomia e l’identità regionale. In un momento di revisione costituzionale e di esplicita svalutazione all’autonomia speciale ci si deve opporre a questo approccio riduttivo e rinunciatario.

Il disegno di legge di revisione costituzionale presentato dal Governo Renzi (A.S. n. 1429) punta ad uniformare le regioni speciali a quelle ordinarie ed a svilire le forme differenziate di autonomia ottenute dalla Sicilia con lo Statuto con l’omogeneizzazione a regime agli altri statuti regionali, peraltro realizzata con le “norme transitorie”.

La presenza poi di clausole di salvaguardia ‘a tempo’ per la competenza legislativa primaria e l’omologazione alle regioni ordinarie per l’esercizio della competenza legislativa concorrente (art. 33, comma 12 e 13) determina l’immediata e rilevante incisione anche sulle Regioni ad autonomia differenziata.

È quindi precisa responsabilità delle forze politiche e dei parlamentari nazionali far prevalere sulla fedeltà e le convenienze di partito la lealtà verso i loro concittadini presentando e votando emendamenti al testo di riforma costituzionale che rafforzino e rilancino l’autonomiadellaSicilia.Occorreimpedirelosmantellamentodellaspecialità conunaforte mobilitazione che coinvolga tutti i siciliani e tutte le forze politiche disponibili.

La citata ordinanza della Corte Costituzionale ha prospettato l’incostituzionalità del controllo preventivo delle leggi regionali da parte del Commissario dello Stato e rappresenta il coronamento delle battaglie di autonomisti che da anni rivendicano la necessità di eliminare l’anomala convivenza delle speciali prerogative regionali con il controllo preventivo sulle leggi regionali da parte del Commissario, anche in considerazione dell’eutanasia dell’Alta Corte.

L’autonomia finanziaria siciliana è continuamente mortificata dalle scelte dello Stato, da ultimo con il decreto legge sull’Irpef (n. 66/2014) all’esame delle Camere, che per distribuire benefici (pur tangibili) recupera risorse dal bilancio regionale ed impone ulteriori tagli. Iniziative come queste vanno impugnate perché lesive delle prerogative regionali, come avvenuto in passato quando la Sicilia ha ottenuto importanti pronunce favorevoli da parte dalla Corte costituzionale. Così nel caso del federalismo fiscale o con la sentenza n. 241/2012 che ha riconosciuto ingenti gettiti alla Sicilia e di cui intende oggi avvalersi il Governo regionale nella propria manovra correttiva di bilancio.

Nonostante il negoziato sul federalismo fiscale fosse ormai prossimo alla conclusione già un anno e mezzo fa, tutto è fermo e si va a Roma con il cappello in mano a mendicare qualche elemosina. Per superare l’inerzia l’Ars voti una mozione che imponga al Governo regionale di concludere la trattativa al più presto nel rispetto delle previsioni della normativa sul federalismo fiscale (art. 27 l. n. 42/2009) ed ottenere così l’attuazione integrale degli articoli 36, 37 e 38 dello Statuto. Che vada al di la del misero risultato ottenuto (neanche 50 milioni di euro e con rinuncia a fondi già destinati alla Sicilia).

Il Sud è scomparso tra gli impegni programmatici del Governo e si è scelto di non delegare ad un Ministro all’uopo nominato le funzioni di coordinamento, indirizzo, promozione di iniziative, di vigilanza e verifica relativamente alla materia delle politiche per la coesione territoriale, ma anche la legge di stabilità 2014, solo pochi mesi fa, ha stanziato soltanto 50 milioni sugli oltre 54 md della dotazione aggiuntiva del Fondo di sviluppo e coesione per il 2014-2020. E tutto questo nel silenzio assoluto dei vertici regionali.

Infine, a fronte della conclamata incapacità dello Stato di ridurre il divario tra il Nord e il Sud del Paese, e dei vincoli di bilancio di matrice europea che rendono peraltro impossibile la riduzione di tale divario, occorre rivendicare, come unica soluzione, l’attuazione in tempi brevissimi di forme di fiscalità di vantaggio per l’intero territorio della Sicilia.

In questa prospettiva possono utilizzarsi i fondi europei della nuova programmazione (sulla quale il Governo regionale ancora tace) e quelli del Fondo di sviluppo e coesione (oltre 40 md per il Mezzogiorno) per il periodo 2014-2020, estendendo il regime di vantaggio anche alle aree interne all’interno di un piano regionale di fiscalità compensativa e differenziata.

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