Vittorio Emanuele Orlando: giurista e statista siciliano.

di Gaetano Armao

Si e’ appena chiuso l’importante Convegno che la Società di Storia Patria ha dedicato, ai 150 anni dalla nascita, al giurista e statista Vittorio Emanuele Orlando: un grande siciliano ed un grande italiano. Sotto la guida scientifica di Salvatore Raimondi ed Orazio Cancila, giuristi e storici eminenti (da Sabino Cassese a Carlo Ghisalberti, ed ancora Maurizio Fioravanti, Guido Corso, Giuseppe Barone, Aldo Sandulli) hanno ricordato ed analizzato la figura che con la sua vita, la sua dottrina giuridica, le responsabilità politiche rivestite, ha attraversato la storia del Paese dalla spedizione dei mille ai primi passi della Repubblica, di cui fu uno dei padri.
Sino alle conclusioni di Giuliano Amato, col quale abbiamo voluto l’inserimento di questa iniziativa al termine delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unita del Paese, che ne ha sottolineato la modernità del pensiero e dell’esperienza politica.
Certo non possiamo trovare nel pensiero di V .E Orlando soluzioni alla crisi finanziaria dei debiti sovrani che attanaglia oggi la nostra economia, anche se essa collide con la sua ricostruzione della sovranità dello Stato (ed alla quale occorre probabilmente tornare se non vogliamo asservire la nostra società al governo delle banche straniere), ma possiamo individuarlo come un artefice di una Sicilia moderna, colta e coraggiosa. E le giovani generazioni su questo devono poter riflettere.
Quando qualche anno fa iniziavo i corsi universitari richiamando la prolusione di Orlando del 1889, che proprio a Palermo fondava la Scuola italiana di diritto pubblico, qualche studente si chiedeva se essa avesse qualcosa a che vedere con la controversa esperienza di un sindaco (solo omonimo, ma a quanto pare ‘immarcescibile’, del grande giurista).
Ma salvare la memoria dall’oblio e’ una delle leve sulle quali costruire il rilancio della nostra regione, e la figura di un siciliano come Orlando e’ centrale nelle celebrazioni dei 150 dell’Unita’ d’Italia. V . E. Orlando lascia la Sicilia e l’Universitá di Palermo, dopo l’elezione in Parlamento del 1897, ma vi rimane sempre legato, in termini culturali ed esistenziali.
Nella lunga vita di Orlando, sostenitore di un’Italia unita ed autorevole, la Sicilia ed il Mezzogiorno rappresentarono sempre un riferimento centrale dell’impegno civile di studioso e politico.
Due episodi emblematici. Le elezioni per il Consiglio comunale del 2 agosto 1925. Si volle mettere in gioco – pur essendo statista e cattedratico di fama internazionale – ben consapevole delle difficoltà cui si sarebbe imbattuto contro il fascismo, e non in modo elitario, ma in una campagna elettorale senza esclusione di colpi.
Le forze fasciste, sostenute anche dalla mafia rurale, vinsero quelle elezioni caratterizzate dalla violenza e dal sopruso. Orlando accettò la sconfitta e dopo qualche giorno si dimise da deputato, ritirandosi dalla vita pubblica per tornare a dare il suo contributo nell’impegno solo nel secondo dopoguerra. Segno di coraggio e di grande dedizione al Paese ed alla sua terra. Esempio da additare soprattutto oggi in un momento così difficile della vita politica e sociale italiana, e di ascarismo imperante e di spasmodica ricerca di vitalizi.
Ma anche il discorso che Orlando tenne proprio nella sala della Storia patria di Palermo, nel luglio del 1944, quando esaltò il valore dell’autonomia siciliana di cui si cominciavano a delineare i tratti nell’unità della nazione, autonomia intesa come forza e contributo al nuovo Paese che si stava ricostruendo in quegli anni.
Orlando non dimentico’ mai di essere siciliano e di lottare per la coesione del Paese, coesione evocata solo qualche settimana fa a Palermo, sempre alla Storia Patria dal Capo dello stato Giorgio Napolitano “non c’e un territorio da premiare come concentrato di virtù, né un territorio visto come concentrato di vizi da punire.
L’esame di coscienza collettivo, che ho più volte sollecitato in occasione del centocinquantenario, non può non coinvolgere tutto il paese, l’intera società italiana, e generare un nuovo grande sforzo di cambiamento e di coesione nazionale.
L’Italia può tornare alla crescita, può giungere a crescere intensamente e stabilmente, solo crescendo insieme Nord e Sud, solo mettendo a frutto le riserve del Mezzogiorno, le risorse potenziali della Sicilia e del Mezzogiorno, che sono la maggior carta di cui disponiamo per guardare con fiducia al futuro”. Parole queste che rispecchiano appieno anche la vita ed il pensiero di Orlando, e sono un grande messaggio di solidarietà.
Chi pensa di spaccare il Paese si pone fuori dalla Storia, e proprio il ricordo dell’impegno di V .E. Orlando ed il suo messaggio di etica civile costituiscono un esempio per ricostruire moralmente ed economicamente l’Italia e la Sicilia.

Giornale di Sicilia, 30 ottobre 2011.

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